Se l’estetica della macchina e della trasparenza è stata espressione, nell’architettura degli anni ’20 e ’30, del nuovo paradigma industriale, della presa di coscienza, quindi, del ruolo dell’industria e della tecnologia in tutte le attività umane, è possibile collegare le ricerche degli anni ’50 e ’60, che con gli Archigram, Buckminster Fuller e i Metabolisti, cominciano a proporre flessibilità e tecnologizzazione delle strutture architettoniche, ai contemporanei sviluppi delle teorie cibernetiche e informatiche? E’ possibile cogliere già in quelle ricerche, nelle proposte di edifici multimediali e “viventi”, i primi segnali del passaggio dal “paradigma meccanico” paradigma informatico?
martedì 31 maggio 2011
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