
Antonino Saggio,
“Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione informatica”
Carocci, Roma 2010
467 pagine, ill. b/n
prezzo: 43,70 €
testo in italiano
Testo critico-progettuale, piuttosto che manuale storico-filologico, Architettura e modernità di Antonino Saggio, non è solo un testo di storia, utile per conoscere l’architettura degli ultimi ottant’anni, ma anche uno strumento utile per stimolare il pensiero progettuale - secondo quell’idea di “ storia come metodologia del fare architettonico” di Zevi, per cui “i risultati ottenuti attraverso gli studi storici possono, anzi devono essere vagliati nell’operare architettonico, sul tavolo da disegno, alla verifica della composizione”[1] - e la riflessione critica di chi, oggi in piena rivoluzione informatica, avvicinandosi alla pratica architettonica, tenta di collocare le attuali ricerche in una prospettiva storica più ampia, di comprenderne il senso e le ragioni. Il libro esamina, infatti, la storia dell’architettura dal Bauhaus alla rivoluzione informatica proponendo non una successione storica di eventi o la descrizione dei grandi personaggi che, con la loro opera, hanno segnato i diversi momenti della storia, ma una selezione di grandi temi, secondo una successione cronologica (gli anni della macchina, l’era dell’individualità, la ricostruzione del significato, gli anni del Big Bang , gli anni del linguaggio, gli anni dei contesti e dei palinsesti , il successo dell’architettura nel mondo, la rivoluzione informatica) che consentono al lettore di avere una visione chiara, complessiva, della storia dell’architettura e di riuscire a collocare gli architetti e le loro opere all’interno di un contesto storico e culturale più ampio, di cogliere le relazioni tra ricerche diverse, in alcuni casi anche poco note (come nel caso di Takis Zenetos) o cui non è dato altrettanto spazio in altri testi di storia (come la mostra “Roma interrotta”) e di riuscire, alla fine, a leggere nell’architettura l’espressione di un epoca, di un “paradigma”, come afferma l’autore nell’introduzione citando Kuhn. Il percorso dell’architettura, dagli “anni della macchina” (1919-1929) alla “rivoluzione informatica” (dopo il 2001), viene letto, infatti, confrontando due paradigmi: la tendenza oggettiva, meccanica, astratta e funzionale affermatasi nella metà degli anni venti del Novecento e l’idea di un’architettura basata sulla soggettività, sulla personalizzazione, sulla comunicazione e sulla complessità, come elementi che segnano la fase attuale del nuovo millennio; il passaggio, quindi, da metodi progettuali basati su sistemi assiomatici, ideologici e induttivi, ad approcci deduttivi che valorizzano le potenzialità degli attuali sistemi di simulazione. Alla luce di questa rivoluzione, di elementi come la trasparenza, che colpiscono e affascinano nell’architettura del movimento moderno così come in quella contemporanea, si riesce a dare un’interpretazione completamente diversa: in chiave “antiprospettica, astratta e analitica” come “negazione della forma” (pag. 43-44) e smaterializzazione dell’architettura, nel caso di Gropius; “iper contestuale” , cioè strettamente legata al contesto e iper soggettiva in epoca contemporanea in Nouvel (pag.375). La trasparenza, allora, da semplice carattere dell’architettura e dei suoi materiali diventa il segno di una trasformazione che riguarda l’essenza stessa dell’architettura, il suo significato più profondo, e come questo si trasforma dall’età della macchina alla rivoluzione informatica. Un testo, quindi, che, rispetto ad altri, “completati” in edizioni successive attraverso aggiornamenti, crea una prospettiva storica basata sull’oggi, una lettura della storia alla luce di una contemporaneità vista come momento cruciale, punto di arrivo e al tempo stesso di partenza , “re-inizio”, come suggerisce il titolo del paragrafo conclusivo. Se, quindi, molti critici leggono nella contemporaneità la fine del moderno, considerato come un fenomeno unitario, con un inizio e una conclusione, il testo di Saggio, riprendendo l’interpretazione zeviana di modernità “come ciò che trasforma la crisi in valore e suscita un’estetica di rottura”, vede nell’attuale paradigma informatico una continuazione e riaffermazione della modernità, concepita non come progresso, evoluzione, in un processo di continuo superamento del passato, ma come categoria a-storica che, applicabile a qualunque epoca, ci consente di interpretare il passato per proiettarci nel presente. Architettura e modernità, quindi, non può essere valutato solo da un punto di vista storiografico, semplicemente come un testo di storia dell’architettura, ma il suo punto di forza consiste soprattutto nel porre al lettore interrogativi sulla situazione attuale dell’architettura; alla luce, allora, di un’interpretazione della modernità come risposta a un momento di crisi, in un momento quale quello che stiamo vivendo, in cui l’architettura appare sempre più soggetta a logiche di consumo del territorio e la sostenibilità del progetto appare come una necessità sempre più urgente, quale strada scegliere per fondare una nuova “estetica di rottura”? Se l’informatica può svolgere un ruolo determinante nell’affrontare le crisi della società contemporanea, può essere lo strumento per trasformare la crisi in valore, l’esperienza di Mockbee e Rural studio posta a conclusione del libro, sembra indicare un’altra strada possibile: una ricerca di rigore e un’assunzione di responsabilità, un uso più consapevole dei materiali e delle tecnologie che fa non della tecnologia ma del modo in cui ci rapportiamo ad essa e ci interroghiamo sui suoi possibili usi, lo strumento di salvezza dalle crisi grandi e piccole della nostra epoca, quella salvezza, che anche Heidegger individua in una disvelata essenza della tecnica, che può dare un nuovo senso alla Modernità.