martedì 31 maggio 2011

Se l’estetica della macchina e della trasparenza è stata espressione, nell’architettura degli anni ’20 e ’30, del nuovo paradigma industriale, della presa di coscienza, quindi, del ruolo dell’industria e della tecnologia in tutte le attività umane, è possibile collegare le ricerche degli anni ’50 e ’60, che con gli Archigram, Buckminster Fuller e i Metabolisti, cominciano a proporre flessibilità e tecnologizzazione delle strutture architettoniche, ai contemporanei sviluppi delle teorie cibernetiche e informatiche? E’ possibile cogliere già in quelle ricerche, nelle proposte di edifici multimediali e “viventi”, i primi segnali del passaggio dal “paradigma meccanico” paradigma informatico?

lunedì 16 maggio 2011

1. L’idea dei “condensatori sociali” degli anni ’30, di modelli abitativi, cioè, che unissero alle funzioni strettamente residenziali spazi collettivi, di uso comune con lo scopo di migliorare le condizioni abitative delle classi operaie, è stata ripresa oltre che da Le Corbusier nel secondo dopoguerra con le unità d’abitazione, da esperienze più recenti che proprio a le Corbusier si ispiravano, quali in Italia, Corviale. Nonostante questi modelli si siano rivelati fallimentari, cosa determina oggi il diffondersi di un fenomeno come il co-housing, di complessi abitativi, cioè, che ricercano nuovamente, come agli inizi del secolo scorso, una dimensione collettiva dell’abitare? I due fenomeni possono essere assimilati?

2. In che senso l’architettura di Mendelsohn può definirsi “processuale, non finita”, riferita “alle leggi progettuali della creazione”? Si può considerare, in questo senso, anticipatrice delle attuali ricerche basate proprio su un’idea di processualità in cui l’artefatto diventa un’estensione del suo stesso processo di produzione e il processo stesso luogo della massima attenzione? Se oggi, grazie all’uso di software e mezzi digitali molto avanzati è possibile realizzare un processo progettuale aperto, fluido e complesso, capace di connettere dinamicamente i diversi parametri del progetto, in che modo, invece, l’architettura di Mendelsohn realizza questa processualità?

martedì 3 maggio 2011

MODERNITÀ' E POST-MODERNITÀ'

La definizione di modernità, come trasformazione della crisi in valore attraverso un’estetica di rottura, corrisponde alla definizione di “post-modernità” data molti autori (Lyotard, Harvey, Vattimo per citarne alcuni) come crisi delle "grandi narrazioni", condizione di relativismo profondo e pluralizzazione dei saperi? Se si può accostare ad altri momenti di crisi, quale quello cui aveva dato risposta il Movimento Moderno sulla spinta del nuovo mondo meccanico e industriale, si può pensare che se ne discosti per l’assenza di valori forti e totalizzanti, quali erano stati la macchina e la fiducia nel progresso nei primi anni del Novecento? Se, cioè, la modernità affronta la crisi e la trasforma in valore, può dirsi lo stesso per la post-modernità?

lunedì 2 maggio 2011

UN NUOVO PARADIGMA: DAL MECCANICO ALL’INFORMATICO

Sono state le nuove tecnologie informatiche e digitali il fattore scatenante del passaggio dal “paradigma meccanico” al cosiddetto “paradigma informatico” o sono esse, invece, solo uno degli strumenti e delle espressioni di un cambiamento culturale più vasto che fa riferimento, ad esempio, alla complessità come nuovo paradigma? Le tecnologie digitali sono, cioè, lo strumento che ha permesso all’architettura di esprimere e dare forma a concetti quali informazione, organizzazione, interconnessione resi centrali dal paradigma della complessità, affermatosi in ambito scientifico prima e poi in tutti i campi del sapere?