La definizione di modernità, come trasformazione della crisi in valore attraverso un’estetica di rottura, corrisponde alla definizione di “post-modernità” data molti autori (Lyotard, Harvey, Vattimo per citarne alcuni) come crisi delle "grandi narrazioni", condizione di relativismo profondo e pluralizzazione dei saperi? Se si può accostare ad altri momenti di crisi, quale quello cui aveva dato risposta il Movimento Moderno sulla spinta del nuovo mondo meccanico e industriale, si può pensare che se ne discosti per l’assenza di valori forti e totalizzanti, quali erano stati la macchina e la fiducia nel progresso nei primi anni del Novecento? Se, cioè, la modernità affronta la crisi e la trasforma in valore, può dirsi lo stesso per la post-modernità?
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