martedì 12 luglio 2011


1. BIOSPHERE 2 E IL TEMA ECOLOGICO
N. GRIMSHAW, EDEN PROJECT
Un architettura che riprende le tematiche del progetto di Allen e l’EDEN PROJECT realizzato tra il 1996 e il 2001 in una cava di argilla dismessa. Anche in questo caso viene ripresa direttamente da Buckminster Fuller l’idea delle cupole geodetiche all’interno delle quali realizzare sistemi di controllo ambientale, impiegando materiali e sistemi di peso limitato ma di notevole efficienza strutturale, per realizzare un gigantesco complesso nella costa sud della Cornovaglia, in cui riprodurre gli ambienti del clima mite temperato e del clima umido tropicale. La forma sferica dei biomi si adatta bene al perimetro irregolare dell’area senza alterarne la morfologia, con una struttura leggera e flessibile. Il progetto rappresenta un esempio significativo di recupero ambientale e sviluppo sostenibile, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di tutelare l’ambiente e sulla gestione responsabile delle risorse naturali, è una dimostrazione di come, grazie alla tecnologia, sia possibile realizzare ambienti naturali in aree estreme e inospitali e dare all’uomo il ruolo di “creatore” del proprio intorno naturale.





1. METAFORA COSTRUITA E NOMINATA.IL MUSEO KIASMA DI HOLL
FENOMENOLOGIA E COMUNICAZIONE
Sebbene Steven Holl non sia un architetto direttamente riferibile alla decostruzione - la sua opera al contrario è dichiaratamente anti-decostruttivista e in generale anti-ideologica, non riconducibile, cioè, a
ideologie o tendenze sulla base di valutazioni stilistiche, compositive e formali – la sua ricerca esemplifica molti dei caratteri dell’architettura contemporanea, trovando una strada molto personale e originale per esprimere questo nuovo modo di concepire l’architettura : interattività, dinamismo, diversità, paesaggio sono alcune delle parole (tabella 1, da: M. Argenti, “La teoria del cigno nero. Il non-linguaggio di Steven Holl” in “Rassegna di Architettura e Urbanistica”, n. 127/128/129, gen.- dic. 2009) che Holl stesso individua come chiavi di lettura per l’architettura del XXI secolo, in luogo di assoluto e relativo, fisso e stabile, singolo e diviso, piano e volume, parole chiave del periodo classico e di quello moderno. Quella di Holl è, quindi, un’architettura che “non può più essere pensata, rappresentata e progettata come un oggetto, ma come un sistema dinamico di interrelazioni con il luogo, la luce, il paesaggio, al cui centro c’è un soggetto in movimento che, per il solo atto di spostarsi, sembra capace di cambiare il posto delle co
se[1]. Da una parte, quindi, il riferimento alla fenomenologia di Bergson e Merleau-Ponty, l’importanza degli aspetti percettivi, dall’altra la centralità della comunicazione e dei processi di metaforizzazione, sono glia aspetti principali dell’opera di Holl.
Suggestioni, immagini, analogie citazioni e riferimenti a temi letterari, musicali, pittorici e filosofici sono molto più che fonti di ispirazione o pretesti creativi, sono vere e proprie “metafore costruite”: una composizione di Bela Bartok per la Stretto House, Moby Dick per la casa a Martha’s Vineyard, il concetto di Kiasma per il museo di Helsinki.
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L’essenza di un’opera di architettura è un legame organico tra concetto e forma. (…) Un concetto sia esso un esplicito assioma razionale o una dimostrazione
soggettiva, stabilisce un ordine, un campo di ricerca, una limitazione di principio. Nel fenomeno dell’esperienza in un’opera costruita, l’idea guida è un filo nascosto che lega disparate parti con un’intenzione esatta. (Anchoring, 1989)
Il concetto di chiasma o intertwining è ripreso da Merleau-Ponty ed esprime un intreccio di soggettivo e oggettivo, di idea e fenomeno, di spazio e tempo, di pensiero e percezione che si si realizza attraverso spazi che propongono esperienze fenomeniche, sensoriali, percettive, concettuali e d emozionali.

Il Kiasma Museum of Contemporary Art (Helsinki, 1998) nasce proprio dall’idea dell’intreccio, dell’incrocio di due linee presenti sul territorio: la linea culturale, che congiunge il museo alla Finlandia Hall, e la linea naturale che lo collega alla baia, e realizza il concetto di chiasma sia dal punto di vista morfologico e percettivo, nell’intreccio della massa del museo con la geometria della città e del paesaggio, sia a livello funzionale, i due volumi che compongono l’edificio, infatti, se all’esterno mantengono la propria identità formale, all’interno raggiungono la completa integrazione, la funzione espositiva, inoltre, si stende all’intera superficie dell’edificio, incrociandosi e sovrapponendosi alle funzioni amministrative e di servizio. Collocato in un’area compresa tra il palazzo del Parlamento, la stazione di Saarinen e la Finlandia Hall di Aalto, e che si estende visivamente verso la baia di Toolo, il progetto si caratterizza per una grande attenzione alla geografia e alla storia di questi luoghi e per una grande attenzione al piano urbano redatto da Aalto, soprattutto per quanto riguarda il rapporti di empatia con la natura e con il passato di questi luoghi.

L’architettura è legata a una situazione A differenza della musica, della pittura, della scultura, del cinema e della letteratura, una costruzione (non mobile) si interseca con l’esperienza di un luogo. Il sito di un edificio è più che un mero ingrediente nella sua concezione, E’ il suo fondamento fisico e metafisico. (Anchoring, 1989)


[1] M. Argenti, “La teoria del cigno nero. Il non-linguaggio di Steven Holl” in “Rassegna di Architettura e Urbanistica”, n. 127/128/129, gen.- dic. 2009, p. 18

CAP. 27 IL MONDO DECOSTRUITO

APPROFONDIMENTI:

1. LA MOSTRA DEL DECOSTRUTTIVISMO A NEW YORK.

DALLA DECOSTRUZIONE ALLA CYBER-ARCHITETTURA

Sebbene Johnson e Wigley, curatori della mostra del 1988, Deconstructivist Architecture, neghino di riferirsi al pensiero di Derrida, tra i valori di instabilità e anti-gerarchia da essi sottolineati e il concetto di DECOSTRUZIONE introdotto dal filosofo francese, esiste una continuità che non riguarda solo gli aspetti formali ma le basi stesse dell’architettura. La fine cioè della metafisica dell’essere in filosofia corrisponde in architettura alla fine di un’epoca e alla perdita di senso del pensiero modernista.L’innovazione principale del pensiero di Derrida è l’idea dell’opera come testo: il testo per Derrida non ha una struttura a cui riferirsi, ma possibilità infinite di essere letto e interpretato, il testo esiste al di là dell’autore, è un tessuto neutro su cui chiunque può intervenire. Il pensiero di architetti come Eisenman, Libeskind, Tschumi è caratterizzato proprio da questo passaggio dall’opera al testo, dall’instabilità programmatica, dal disfacimento dell’unitarietà dell’opera. Concepire l’opera come un testo vuol dire decostruire il pensiero, la metafisica dell’architettura, non la forma ma ciò che ha a che fare con quelli che Derrida definisce i quattro “punti di invarianza”, ciò che per millenni aveva caratterizzato l’architettura: 1. L’OIKOS, l’idea di architettura come luogo dell’abitare, l’abitare come essenza dell’architettura. 2. L’ARKÉ, il fondamento dell’architettura, in senso sia fisico che ideale (fondamento come struttura ma anche fondamento religioso, politico, ecc., c’è sempre stato, infatti, un principio che ha fondato il valore dell’architettura). 3. Il TELOS, lo scopo dell’architettura (funzionale, politico, ecc.) 4. La CONCINNITAS, l’idea di bellezza così come era stata tradizionalmente intesa. I quattro limiti di una cornice che ha contenuto l’architettura per millenni e che la decostruzione i vuole rompere per portare la disciplina sul piano del linguaggio, dell’espressione (attraverso le idee di instabilità, disaggregazione, disarticolazione).

La decostruzione apre in questo modo la strada alla CYBER-ARCHITETTURA. Secondo Paolo Vincenzo Genovese[1], infatti, l’architettura decostruttivista è lo specchio della crisi di identità venutasi a creare nella società contemporanea e, attraverso l’uso di geometrie non convenzionali, la rottura con i sistemi figurativi del passato, la necessità di ampliare il concetto di forma, lo scollamento del binomio architettura-funzione, esprime il desiderio di indagare forme del vissuto differenti dalla tradizione. La decostruzione segna, in questo modo, un momento di passaggio verso la CYBER-ARCHITETTURA, la ricerca, cioè, grazie all’uso del computer, di nuove modalità di rappresentazione dello spazio più rispondenti, rispetto alle configurazioni trilitiche tradizionali, alle inquietudini della contemporaneità.







[1] in Dalla decostruzione alla cyber-architettura e oltre. L'uso del computer nella progettazione degli spazi non-euclidei, Liguori, Napoli, 2005